
forse è una delle tante storie che si raccontano.. si dice che viveva lontano in palazzi e che nn gli interessava piu niente della gente. della sua vita o della magia, nn c'era piu nessuna differenza, lasciarsi avvicinare quel tanto che bastava, lasciarsi toccare, sentire la pressione di qualche mano sulla spalla, ecco è qui, si girava, abbozzava un sorriso e s4 ne andava.
che sottile invisibile linea divideva la sua vita dalle serate, che sottile invisibile sipario la sua vita ..
nn ci aveva sperato da ragazzo, accarezzava le corde della chitarra e mettere unsieme quelle note sembravano una magia. strimpella strimpella dicevano i vicini, il papà diceva lasciatelo fare, vedrete il mio ragazzo, sapra tirare fuori da quel legno qualcosa che vi incanterà.
una piccola strada in salita era diventata la sua vita, quelle di montagna, all'ombra di piante che si intrecciano e ti lasciano intravedere la luce,per poi allargarsi allo sterrato e all'asfalto, ma andò così. andò di serate sommerse dalla gente, di serate solitarie in albergo, di alzate all'alba, andò di rimpianti, di corse in auto, del silenzio, del mare, delle rocce del vento..di un figlio
e poi c'erano loro, infaticabili, insofferenti a tutto, agli sguardi pietosi, alle code, alle follie, alle nottate, ai km, alla pioggia, alle bugie.
ci sarebbe mai stato un modo per incontrarli quei mondi, attori e spettatori, quanto si sarebbero scambiati quei ruoli e quanto aspirava a quello. vattene via, corri da questa vita, riprendina una a caso e fa che sia la tua.
nn facile questa magia, era entrare in un altro ruolo, ma andava fatto. successe cosè, puff, piombò, ci si infilò, camicia, calzoni, scarpe di colpo e di colpo era tornato quel ragazzo ormai uomo, vicino alla stessa casa. ecco ce l ho fatta! ho visto troppo e tutto, ora devo riprendere a osservare, vivere con lentezza, torno in quella casa, si ricordava dove cercare, nel sottoscala e era li, il legno era schiarito, le corde allentate, ma ritrovo in fretta le note, ci provò almeno, ci provò ...

dovrò ripetermelo ancora una volta ... una canzone nn può cambiare la vita ... ma succede cosi ogni volta.
nn credevo di entrare in quel teatro dal nome cosi importante, vittorio gassman, era solo un viaggio cosi quasi di piacere, mi sarebbe bastato anche solo vederlo sfrecciare via, respirare il profumo della sua musica, salutare questi compagni di follia
ma il destino ha la sua parte e lì nn c'è niente da fare, ti arrendi e ti butti dentro. il mio destino ha un nome e un volto, ti fa fare una curva a gomito e ti fa cambiare di colpo destinazione.. dire grazie basta?
ok si entra, si aspetta un po e arriva. pianoforte, piano e chitarra, camicia bianca, pantaloni e gilet nero e tanta tanta voglia di stare con la sua gente. claudio al meglio del meglio, ai soliti "apprezzamenti" rispondeva a tono, con il suo umorismo unico ... si sono unico, al bellissimo, nn vi sfugge nulla.
è tutta la serata che corre via, iniziando con qpga nuova versione al pianoforte e via via si corre verso canzoni che per un po (visto il nuovo tour) nn ascolteremo, cincinnato, solo, stai su, tamburilontani, io dal mare, noi no, amore bello, e tu e per finire, ma richiamato a gran voce sul palco mille giorni
se tutto questo è stato solo un piccolo antipasto in attesa del tour, ne vedremo delle belle.
mi piace guardarmi attorno, vedere "gli altri" come osservano claudio, scoprire quegli occhi curiosi che nn lo mollano un secondo, nn sembra vero che sia proprio li, l'idolo di una vita.
claudio mi sorprende ogni volta, nn so che farci, alla domanda, ma nn sei stufa? è semprel lui del resto, è come leggere una poesia, mille volte la leggerai e mille volte i tuoi stati d'animo la troveranno diversa.
notte amici miei
qui lo foto stupende della serata di grazia
(correte fino all'ultima è magnifica) grazie a ancorassieme.net
http://www.ancorassieme.net/foto/2009/aprile/gallarate_grazia/index.html

un cono di luce la colpiva .. si come succede nei teatri. ma quello nn era
un teatro e tanto meno una piazza. era il lago, quello calmo, piatto,
silenzioso che trovi l'inverno freddo, scuro, attorno alle sette.
la luna era là, maestosa come non mai, intera, nn se n'era mai accorta che
era il sole a colpirla, accecata, e volgeva il suo sguardo su quella barca.
scivolava via lentamente, solamente i pazzi escono a quell'ora, solamente
chi si accontenta del poco del silenzio.
armeggiava con il tuo timone, o con la vita, direzione? ne aveva qualche
importanza. solamente qualche piccolo pesce si avvicinava, un piccolo salto
per curiosare quello che succedeva la sopra. poi tornavano giu, annoiati da
quel vivere correre, rumore inacessibile.
ma questo uomo lo incuriosivano, il silenzio lo attorniava e nn cercava
altro. avrebbero voluto farselo per amico, ma come comunicare, un pesce è un
pesce e un uomo è un uomo.
vieni con noi, volevano dirgli, scendi, qui sapremo offrirti quello che
cerchi, ma le parole quelle mancano. lui si affacciò, attirato da questo
sciacquio. e li vide. sembravano d'argento, piccoli monili d'argento che nn
si riusciva a capire dove andavano, era ancora lei la luna, che riflettendo
la sua luce li colpiva.
proseguendo si avvicinarono a una piccolissima isola, isola dei conigli, vi
dice qualcosa? ma questa era piccolissima, delle lastre di pietra levigate
dal tempo accoglievano le onde, l'estate erano preda dei bagnanti, ma
stanotte no, era loro, si sarebbero fatti loro i padroni dell'isola quella
notte, avrebbero risalito i piccoli rivoli di acqua, avrebbero portato lui
lassù e insieme avrebbero sentito il silenzio. sarebbe bastato un secondo di
quello...
lui li seguì, incuriosito, con una mano il timone, l'altra a indicare la
via, gli occhi stretti per nn perdere niente, li seguirò decise e sia.
quell'isoletta era stata nei tempi della guerra, protagonista di piccole
storie. dicevano che li al largo avevano gettato l'oro i tedeschi,
raccontava sempre mia nonna, che da li, una madre rincorse il figlio
imbarcato per raggiungere il fronte e con le lacrime agli occhi, mia nonna
continuava, lo rincorse finche pote vedere quel figlio.
storie di vita, piccola vita, e ora eccomi qui, che mi avvicino,in una notte
d'inverno, accosto, salto su queste pietre levigate dal tempo ed eccoli li
questi piccoli preziosi amici d'argento. mi guardo in giro, nn c'ero mai
stato qui, l'isola di fronte è nobile, questa è quella della piccola gente,
degli sballati dicevano una volta e per arrivarci spesso ci arrivano a
piedi, camminando nell'acqua.
che meraviglia - dice - si stende, ai piedi di un albero, nn sente piu il
freddo, la luna gioca con i rami, diventa uno spettacolo con le stelle,
nessuna prima visione merita tanto.

potrebbero essere i miei, senza ombra di dubbio. nn che mio papà fosse gregory peck e mia mamma audrey, è che in quegli anni andava cosi. in particolare per mio papà. aggiustava le moto, meccanico di moto da 10 anni in poi. far diventare poi quel mestiere la propria passione. attorniato da moto per una vita, la macchina era qualcosa in più. come si fa a cercare di scrivere, la paura piu grossa è nn riuscire o meglio dimenticare qualcosa. la vita ti scorre cosi velocemente addosso, che ti guardi indietro e "le voilà mort".
in realtà mi accorgo di essere cresciuta con i loro ricordi. loro hanno fatto la guerra o meglio l'hanno vissuta. vivere a salò in quegli anni a parlarne oggi si strabuzzano gli occhi, invece per loro era cosi.nn c'era da mangiare. è questa la storia di fronte alla quale dobbiamo sederci e ascoltare. quella vissuta sulla pelle.....

la parola gioco dunque. si cresce giocando, almeno si dovrebbe. c'è chi diventa professionista del gioco, ci fa i soldi, magari tanti. cè hi prende la vita per gioco e chi si prende la tua vita per gioco ...
complimenti


meglio tardi che maiiiiiiiiiiiii
augurissssssssssssssssiiiiiiiiiiimmmmmmmmiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
per tutto ma tutto
e questo magnifico battibecco....
forse questa canzone ha troppi ricordi per quelli della mia età ....