resterà sempre uno scatolino rumoroso però certe cose le salva anche se nn ti ricordi più cosi questi due sms
30/10/06 - nn è stata una notte facile, nn ho chiuso occhio, ho pianto tanto e mi sento senza forze che difficile sorell vivere. almeno Dio sapesse spiegarci qualcosa. j. ore 15.20
31/10/06 - serate passate fra sogni, progetti e idee che si scontrano con disillusioni e disinteressi, tentativi di dare aria alla vita davant a por,te che si chiudono, ma c'è sempre uno sguardo su un orizzonte lontano e alla fine si cammina forse anche solo perche nel chiuso della tua camera nn si vede la tua stella polare. r. ore 11.33

mi piace questo ragazzo per come ha saputo reinventarsi una vita, per nn aver accettato di far più musica facile facile, ma di aver aperto gli occhi e che si poteva dire no, fino al libro "il grande boh", storia di un viaggio in bici, che consiglio ancora a distanza di anni.....
questa è "mario"
Mario
Mi ricordo da bambino che mio padre era spesso arrabbiato con me e non sapevo perché ritornavo dalla scuola verso l'una e quaranta e la fame era tanta con mia madre che diceva che c'è? Lorenzo dimmi che c'è? come è andata come mai non mi dici mai niente? ma che razza di gente questi figli che ho certe volte non so cosa ho fatto per vedervi dire sempre di no non lo so, non lo so ma ti droghi? fai veder le braccia ma che razza di faccia non mi piace per niente quella razza di gente con la quale ti vedi ma che cosa ti credi che tuo padre ed io non ti vogliamo bene? sempre le stesse scene ogni giorno ogni sera quella stessa atmosfera. mentre mio padre mi vedeva crescere lui mi sembrava non potesse invecchiare mentre crescevo tre centimetri l'anno lui era sempre uguale Mi ricordo a dodici anni un pomeriggio di sole mi portò a un funerale ma era uno speciale che non c'era neanche un morto parente neanche un conoscente solo un sacco di gente seria molto composta una specie di festa al contrario e mio padre Mario mi diceva quando avrai un po' più anni potrai dire io c'ero ai funerali degli agenti della scorta di Moro questa sera quasi ventisette anni sto leggendo il giornale e di quel funerale mi risale l'immagine in mente e ho chiarissimo in testa quel concetto di festa al contrario e di mio padre Mario che per come era sempre severo mi appariva sincero nel dolore del restare impotente insieme a molta altra gente che sostava di fronte al potere di pochi sulla vita di molti e a quei volti sconvolti delle madri delle mogli dei parenti e dei figli degli agenti della scorta di Moro e mio padre Mario era così serio E mi teneva sulla testa una mano quel pomeriggio è lontano quasi venti anni fa i negozi che chiudevano in tutta la città ogni cosa era strana nella mia fantasia non capivo perché in giro c'era tutta quella polizia le sirene spiegate le serrande abbassate sono più grande ma le cose non sono cambiate La mia mano è più grande e mio padre più anziano la mia mamma si preoccupa perché sono lontano. Questa storia che ho detto con la rima baciata non so forse neanche io perché ve l'ho raccontata forse il centro di tutto è quella mano che mio padre mi appoggiò sulla testa questo è quanto mi resta un ricordo profondo grande come il mondo questo gesto che mio padre ebbe il cuore di fare questo gesto d'amore mille volte più potente di un pugno in questa notte di giugno in cui scrivo mi fa essere vivo pronto ad essere padre a mia volta e a spiegare a mio figlio bambino come ogni destino si unisce si confonde e si intreccia in comune con le altre persone gli dirò che ogni schiaffo e ogni pugno che è dato ogni piccolo diritto che nel mondo è violato è una ferita per tutti gli esseri della terra e finché non c'è giustizia ci sarà sempre guerra

Era il 1974 o giu di li. Quello che mi ricordo ero un campo di calcio sterrato, che la polvere ti saliva dentro e le scarpe erano sempre bianche, La nostra scuola media era distaccata all’oratorio, poche classi e dimenticate, ma quello era il meglio . beh insomma le nostre ricreazioni le passavamo li a rincorrerci per “stregacomandacolor” e c’è una canzone che me le ricorda è “quanta strada da fare”.
I 45 giri, di claudio uscivano a ridosso dell’estate, perche principalmente di quello si trattava e una compagna mi presto la cassetta di e tu. Ho sempre pensato che quella canzone era così diversa dalle altre, per la parte strumentale che completava la canzone ma dava esattamente la visione, il significato, vedevi davvero quella strada.
Qualche mese fa venni dirottata su un percorso alternativo e mi trovai su un ponte di ferro piccolissimo ma beh la prima cosa che ho pensato era a questa canzone …. Tante cose restano nella nostra mente nn dimenticate ma pronte a tornare perche niente vs perso. Cosi vi invito a cercare nella vostra discografia e tu e riascoltarla o magari ascoltarla bene per la prima volta..
QUANTA STRADA DA FARE
la mia faccia
riflessa sul vetro
ogni cosa sparisce
succhiata all'indietro
tutto quanto
si e' fatto sbiadito
ed il campo diventa
un immenso tappeto
la mia borsa di corda
mi fa da cuscino
non posso dormire
nemmeno
una striscia di asfalto
che corre vicino
insegue noiosa
il mio treno
ed il sole più rosso
laggiù all'orizzonte
da' l'ultimo addio lentamente
un mucchietto di case
aggrappate ad un monte
mi sembrano
come dipinte
e un pupazzo di paglia
sperduto tra il grano
non ha per compagno
nessuno
la mia mente
si perde lontano
mi sento più libero
sopra il mio treno
quanta pioggia ho veduto
cadere leggera
quante volte ho sognato
sui ponti la sera
quanta polvere
quante città
quanta vita ho lasciato
qua e là
quanta strada da fare
però
quanta strada
ancora non lo so
ed i fili dell'alta tensione
si incrociano
e danzano
senza ragione
la mia giacca di pelle
ha perso un bottone
e' vecchia
ma va ancora bene
l'acqua calma del fiume
riposa di lato
più grigia
vicino al canneto
la mia faccia
riflessa sul vetro
ogni cosa sparisce
succhiata all'indietro
quanta pioggia ho veduto
cadere leggera
quante volte ho sognato
sui ponti la sera
quanta polvere
quante città
quanta vita ho lasciato
qua e là
quanta strada da fare
però
quanta strada
ancora non lo so