
un cono di luce la colpiva .. si come succede nei teatri. ma quello nn era
un teatro e tanto meno una piazza. era il lago, quello calmo, piatto,
silenzioso che trovi l'inverno freddo, scuro, attorno alle sette.
la luna era là, maestosa come non mai, intera, nn se n'era mai accorta che
era il sole a colpirla, accecata, e volgeva il suo sguardo su quella barca.
scivolava via lentamente, solamente i pazzi escono a quell'ora, solamente
chi si accontenta del poco del silenzio.
armeggiava con il tuo timone, o con la vita, direzione? ne aveva qualche
importanza. solamente qualche piccolo pesce si avvicinava, un piccolo salto
per curiosare quello che succedeva la sopra. poi tornavano giu, annoiati da
quel vivere correre, rumore inacessibile.
ma questo uomo lo incuriosivano, il silenzio lo attorniava e nn cercava
altro. avrebbero voluto farselo per amico, ma come comunicare, un pesce è un
pesce e un uomo è un uomo.
vieni con noi, volevano dirgli, scendi, qui sapremo offrirti quello che
cerchi, ma le parole quelle mancano. lui si affacciò, attirato da questo
sciacquio. e li vide. sembravano d'argento, piccoli monili d'argento che nn
si riusciva a capire dove andavano, era ancora lei la luna, che riflettendo
la sua luce li colpiva.
proseguendo si avvicinarono a una piccolissima isola, isola dei conigli, vi
dice qualcosa? ma questa era piccolissima, delle lastre di pietra levigate
dal tempo accoglievano le onde, l'estate erano preda dei bagnanti, ma
stanotte no, era loro, si sarebbero fatti loro i padroni dell'isola quella
notte, avrebbero risalito i piccoli rivoli di acqua, avrebbero portato lui
lassù e insieme avrebbero sentito il silenzio. sarebbe bastato un secondo di
quello...
lui li seguì, incuriosito, con una mano il timone, l'altra a indicare la
via, gli occhi stretti per nn perdere niente, li seguirò decise e sia.
quell'isoletta era stata nei tempi della guerra, protagonista di piccole
storie. dicevano che li al largo avevano gettato l'oro i tedeschi,
raccontava sempre mia nonna, che da li, una madre rincorse il figlio
imbarcato per raggiungere il fronte e con le lacrime agli occhi, mia nonna
continuava, lo rincorse finche pote vedere quel figlio.
storie di vita, piccola vita, e ora eccomi qui, che mi avvicino,in una notte
d'inverno, accosto, salto su queste pietre levigate dal tempo ed eccoli li
questi piccoli preziosi amici d'argento. mi guardo in giro, nn c'ero mai
stato qui, l'isola di fronte è nobile, questa è quella della piccola gente,
degli sballati dicevano una volta e per arrivarci spesso ci arrivano a
piedi, camminando nell'acqua.
che meraviglia - dice - si stende, ai piedi di un albero, nn sente piu il
freddo, la luna gioca con i rami, diventa uno spettacolo con le stelle,
nessuna prima visione merita tanto.